Vita minima #77: Edoardo S.

osteria

Ok, pensa, e se cominciassimo a cambiare anche solo una consonante nelle parole, non sarebbe già un grande passo avanti? Per esempio: invece di cartina tornasole non potrebbe essere cantina tornasole? Non sarebbe decisamente meglio?

Lo pensa e nel frattempo immagina una scena tipo questa: una schiera di impiegati e lavoratori tristi e curvi che escono dalle fabbriche e dagli uffici in una giornata uggiosa di pioggia. Camminano piano, lentamente, con la testa stretta tra le spalle e i baveri delle giacche rialzati. Sopra di loro, questo cielo che pare un blocco di ghisa, nuvole grigie che coprono ogni cosa. Fino a quando non trovano un’osteria lungo la strada. Una di quelle osterie vecchio stile, con l’insegna in legno che recita CANTINA. Guardando dentro, i tavoli e le panche in legno comunicano immediatamente quella sensazione di caldo e benessere che un po’ conosci perchè ti ricorda casa. Anche se, in realtà, lì dentro, dentro quella cantina, non ci sei mai entrato. E allora, questa schiera di impiegati e operai grigi e tristi apre la porta e si siede all’interno della cantina. Bevono bicchieri di rosso corposo – quel vino rosso che sembra venire da altri tempi – e magari mangiano anche qualcuna di quelle cose buonissime che con quel rosso vanno a braccetto, quelle cose che i locali fighetti oggi non s’osano più di servire: crostini con le acciughe, uova sode, cetriolini sottaceto. E man mano che bevono e mangiano le loro schiene si raddrizzano sempre un po’ di più, le facce grigie sembrano sempre un po’ meno grige – anzi, sorridono addirittura – fino a quando, dopo l’ennesimo bicchiere, non guardano fuori e la giornata è completamente cambiata: finita la pioggia, ora splende un bel sole caldo e primaverile.
“E pensare” dicono, “che quando siamo entrati qui sembrava pieno inverno”. E quello che non dicono, forse perchè un po’ e ne vergognano, è: sarà merito di questa cantina, di questo vino, di queste cose che abbiamo mangiato?

Cantina tornasole invece di cartina tornasole, pensa lui. Basta cambiare una sola consonante. Non suonerebbe tutto decisamente meglio?