Vita minima #79: Mattia D.

rasta
Per tutta la serata ci ha provato con una ragazza abbronzata con i rasta. La ragazza abbronzata con i rasta – ovviamente – non gliela ha data.

Quella notte fa un sogno: ci sono lui e la ragazza abbronzata con i rasta in un grande letto dalle lenzuola candide. La ragazza abbronzata con i rasta si toglie la canottiera leggera con i colori della Jamaica: ha dei seni piccoli, da bambina quasi.
Quando si sfila le mutandine – un paio di mutandine a righe colorate – lui scopre che anche i peli della sua cosina sono riuniti in microscopiche treccine: piccoli rasta anche lì.
Piccoli rasta anche qui?, le chiede lui, nel sogno, sorpreso.
La ragazza abbronzata con i rasta annuisce.
Lui non sa se la cosa gli piace, ma ci affonda la faccia. Ed è allora, dentro il sogno, che scopre che la cosina della ragazza abbronzata con i rasta odora pure di incenso – quel profumo di incenso dolciastro che si sente nei negozi che vendono abbigliamento etnico. Non sa se la cosa gli piace.

Si sveglia di soprassalto con la gola secca e la lingua pesante.
Scalzo, cammina fino al frigorifero, in cucina. Prende una bottiglia d’acqua e ne beve in un solo sorso quasi metà. Ha qualcosa impigliato da qualche parte all’altezza del pomo d’adamo, lo sente.
Tossisce e si raschia la gola per qualche minuto, con versi d’animale, nel silenzio della cucina.

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