Vita minima #78: Nicola W.

sole

 

Il dottore disse che era una malattia degenerativa della vista.
“Mi sta dicendo che diventerò cieco?”,  chiese lui.
“Non si può dire con certezza. La gravità della patologia, il decorso, tutto quanto, varia molto da persona a persona”, rispose il primario.

Uscì dallo studio medico. Si sentiva stranamente calmo e incredibilmente lucido. Si guardò attorno: le strade, i palazzi, gli alberi mossi da un vento leggero, le scie di colore lasciate dalle macchine che si muovevano sulla provinciale.
Quanto ci vorrà perché non veda più queste cose?, si chiese. E poi, si chiese ancora, mi mancheranno davvero?
Ci pensò su per un po’. Si stupì di nuovo di sentirsi così stranamente calmo e incredibilmente lucido.
Arrivò alla conclusione che no, non gli sarebbe mancato niente di tutto quello che vedeva attorno. Mai fregato un cazzo, a lui, del sole, dei fiori, delle montagne e dei bei paesaggi. Una cosa sola gli dispiaceva: avere quasi quarant’anni e non aver fatto abbastanza soldi prima di diventare una specie di menomato.

Iniziò a pianificare le cose. Decise di scrivere un libro sulla sua malattia e sulla sua esperienza.
Aveva poco tempo. Nei primi due mesi la sua vista peggiorò repentinamente, poi sembrò assestarsi ai livelli di una forte miopia.
Il libro uscì otto mesi dopo e le vendite furono ottime. Lo invitarono a parecchie trasmissioni televisive. C’era sempre qualcuno, tra il pubblico, che piangeva quando raccontava la sua esperienza. Si dimostrò parecchio sensibile e la sua faccia ­ – con quegli occhiali neri che aveva preso a indossare ogni volta che usciva di casa – riusciva particolarmente bene in video.
Diventò opinionista fisso in un paio di talk show.
Poi decisero di fare un film tratto dal suo libro. A recitare la sua parte misero un attore giovane che era diventato famoso con una fiction. Fu un altro successo. Il suo conto in banca cresceva a dismisura.
Lasciò la moglie e si mise con l’attrice ventenne che l’aveva interpretata nel film.
Era tutto molto facile, adesso. Era come navigare sapendo esattamente dove andare. Aveva eliminato tutte le domande inutili. Tutto quello che doveva chiedersi era: voglio questa cosa? E: posso farci abbastanza soldi?

Vent’anni più tardi, come ogni mattina d’estate, mentre fa colazione sul terrazzo della sua casa a Capri, pensa alla sua vista, ancora ferma al livello di forte miopia dei due mesi successivi alla diagnosi del dottore. Certo, questo lo sa solo lui. Mica si fanno i soldi, con la miopia, per quanto forte possa essere.
Dalla cucina sente armeggiare Irina – la sua terza moglie ­, ventiquattro anni e un culetto a cui manca solo la parola – con il vassoio delle paste e del caffè.
Prima che lei lo raggiunga si toglie gli occhiali scuri  – ormai il suo marchio di fabbrica – e fissa il disco del sole nel cielo. Poi abbassa lo sguardo sull’orizzonte, chiude gli occhi e – mentre dietro le palpebre appaiono lampi ed esplosioni di luce – pensa per un attimo a come sarebbe la sua vita se fosse veramente cieco.