Vita minima #75: Ramiro C.

Image“E così pensi ancora spesso alla tua ex”.
“Già”.
“Le fischieranno le orecchie”.
“Le fischierà la figa“.

Published in: on 1 settembre 2012 at 15:34  Comments (2)  
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Vita minima #74: Bruno T.

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Fu uno dei clienti più giovani a dirglielo. Gli aveva chiesto due etti di prosciutto cotto e lui si era messo all’affettatrice.
“Lo sai a chi somigli?” gli chiese. Era un piccolo paese e non si stupiva che il ragazzo gli desse del tu, nonostante lui fosse più vecchio di almeno venticinque anni. “Somigli all’attore che interpreta Nightmare. L’hai mai visto, Nightmare? E’ un horror”.
“Devo prenderlo come un complimento?” gli chiese lui, ridendo. Bloccò l’affettatrice e richiuse il cartoccio di prosciutto. “Comunque no, non l’ho mai visto questo film”.
“E’ una serie” disse il ragazzo. “E poi somigli all’attore, mica al mostro” gli disse ridendo. “Prova a darci un’occhiata, se ti capita”.

In paese, all’epoca, c’era ancora un videonoleggio. Una sera recuperò il terzo capitolo della saga. Il film non gli piacque per niente: troppo sangue, e poi non era riuscito a capire nemmeno bene la trama. Eppure c’era davvero una somiglianza tra lui e l’attore protagonista.

Finì per partecipare ad un provino per sosia per una trasmissione televisiva locale. Il costume non gli era costato molto: un cappello, un maglione a righe bianche e rosse e un po’ di trucco sulla faccia. La mano artigliata fu un po’ più difficile da creare. Ci lavorò per qualche sera, dopo il lavoro, usando un guanto, della cartapesta e della carta argentata. Il risultato – considerò – non era poi così male. E poi quello che contava era la somiglianza, e quella c’era, senza ombra di dubbio.

Fu il suo turno dopo un sosia di Adriano Celentano. Il cameraman rise non appena entrò nella piccola stanza in cui venivano svolti i provini. Gli chiesero nome, cognome e professione.
“Faccio il salumiere” disse lui. “Ho un negozio di alimentari”.
Lo ripresero frontalmente, poi lo fecero mettere di profilo.
“Età?” gli chiesero.
“Quarantadue”.
“Ti piacciono i film horror?”.
Sollevò le spalle. “Solo quelli di Nightmare” disse. Il cameraman rise di nuovo. Gli sembrava stesse inquadrando la mano artigliata.
“Grazie. Le faremo sapere” gli dissero.

Nessuno lo contattò più.
Il programma sulla rete locale iniziò qualche settimana più tardi. Riconobbe in studio un paio di persone viste ai provini. Teneva il suo travestimento dentro l’armadio. Recuperò cappello, maglione e quell’assurdo guanto e infilò tutto dentro un sacco nero della spazzatura.
Buttò via tutto quanto quella sera stessa.

 

 

Vita minima #73: Amedeo U.

Image“E che fai ora di bello? Lavori?”.
“Sì, sì, lavoro. Ma sto cercando di smettere, eh”.

Published in: on 25 agosto 2012 at 16:31  Lascia un commento  
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Vita minima #72: Matteo H.

Image“Senti, a me m’importa ‘na sega che se un milione di scimmie battessero a casaccio i tasti di un milione di macchine da scrivere per un milione di anni potrebbero scrivere un dramma di Shakespeare. Io voglio sapere chi cazzo è che riesce a procurarmele, un milione di scimmie”.

Vita minima #71: Costantino C. A. d’. I.

ImageSi chiama Costantino Carlo Antonio degl’Innocenti. E, ogni volta che mette una firma su un documento, pensa al suo triste destino che vuole che la lunghezza del suo nome sia inversamente proporzionale alle dimensioni del suo pene.

Vita minima #70: Francesco O.

ImageChe poi – pensa – questa storia dell’essere ottimisti o pessimisti, del vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, che stronzata è? Voglio dire: nessuno si preoccupa mai di dirti cosa c’è dentro il bicchiere. Se fosse un boccale di birra, sarebbe mezzo vuoto anche se ne mancasse solo un sorso. Se ci fosse del Tavernello, dentro il bicchiere, sarebbe comunque mezzo pieno. Se fosse – che ne so – un bicchiere di succo alla pera, probabilmente sarebbe del tutto indifferente. O no?

Vita minima #69: Pietro C.

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Legge questa frase nel libro “Semi di trasformazione” di Bhagvam Shree Rajnesh: “Ognuno di noi è nell’oceano. Non dobbiamo cercarlo o raggiungerlo, dobbiamo solo cominciare a berlo”.
Ci riflette per qualche ora, quindi arriva alla conclusione che è una frase priva di senso. A meno che non si sostituisca la parola oceano con birra nei momenti buoni, e con merda in quelli cattivi.

Vita minima #68: Nicola B.

ImageDopo aver firmato in maniera poco convinta (“Ok, lo fanno tutti”, “Cosa penseranno di me se non lo faccio?”) un sacco di petizioni e di appelli on-line – tra i tanti: per l’acqua bene pubblico, per la riduzione degli stipendi dei parlamentari, per la sospensione degli Europei di calcio per via dell’uccisione dei cani randagi – un giorno trova per caso, scritto su un muro, ITALIA MERDA e – preso un pennarello dallo zaino – firma lì sotto, per una volta decisamente convinto.

Vita minima #67: Julia T.

ImageE’ proprio vero, pensa, che i soldi non fanno la felicità. Almeno fino a quando non li converto in scarpe.

Vita minima #66: Donatella R.

Image“A volte il mio ragazzo è così simpatico e divertente; altre, invece, è davvero al verde”.