Vita minima #74: Bruno T.

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Fu uno dei clienti più giovani a dirglielo. Gli aveva chiesto due etti di prosciutto cotto e lui si era messo all’affettatrice.
“Lo sai a chi somigli?” gli chiese. Era un piccolo paese e non si stupiva che il ragazzo gli desse del tu, nonostante lui fosse più vecchio di almeno venticinque anni. “Somigli all’attore che interpreta Nightmare. L’hai mai visto, Nightmare? E’ un horror”.
“Devo prenderlo come un complimento?” gli chiese lui, ridendo. Bloccò l’affettatrice e richiuse il cartoccio di prosciutto. “Comunque no, non l’ho mai visto questo film”.
“E’ una serie” disse il ragazzo. “E poi somigli all’attore, mica al mostro” gli disse ridendo. “Prova a darci un’occhiata, se ti capita”.

In paese, all’epoca, c’era ancora un videonoleggio. Una sera recuperò il terzo capitolo della saga. Il film non gli piacque per niente: troppo sangue, e poi non era riuscito a capire nemmeno bene la trama. Eppure c’era davvero una somiglianza tra lui e l’attore protagonista.

Finì per partecipare ad un provino per sosia per una trasmissione televisiva locale. Il costume non gli era costato molto: un cappello, un maglione a righe bianche e rosse e un po’ di trucco sulla faccia. La mano artigliata fu un po’ più difficile da creare. Ci lavorò per qualche sera, dopo il lavoro, usando un guanto, della cartapesta e della carta argentata. Il risultato – considerò – non era poi così male. E poi quello che contava era la somiglianza, e quella c’era, senza ombra di dubbio.

Fu il suo turno dopo un sosia di Adriano Celentano. Il cameraman rise non appena entrò nella piccola stanza in cui venivano svolti i provini. Gli chiesero nome, cognome e professione.
“Faccio il salumiere” disse lui. “Ho un negozio di alimentari”.
Lo ripresero frontalmente, poi lo fecero mettere di profilo.
“Età?” gli chiesero.
“Quarantadue”.
“Ti piacciono i film horror?”.
Sollevò le spalle. “Solo quelli di Nightmare” disse. Il cameraman rise di nuovo. Gli sembrava stesse inquadrando la mano artigliata.
“Grazie. Le faremo sapere” gli dissero.

Nessuno lo contattò più.
Il programma sulla rete locale iniziò qualche settimana più tardi. Riconobbe in studio un paio di persone viste ai provini. Teneva il suo travestimento dentro l’armadio. Recuperò cappello, maglione e quell’assurdo guanto e infilò tutto dentro un sacco nero della spazzatura.
Buttò via tutto quanto quella sera stessa.

 

 

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